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23/05/2013

Promemoria per il lettore (e per l'autore)

Pallosissimo mettere su in html un menù orizzontale.Voglio così,in un centinaio di caratteri o poco più,specificare le voci che lo compongono.Nella sezione racconti ci sono otto "quaderni"(che poi questo blog stesso è più un quaderno,termine più veritiero).I distinguo iniaziano i distinguo:racchiude infatti sia racconti brevissimi che brevi,che il romanzo in fieri,"drop out cowboy".Il metodo della "volontà diell dell'accorpamento" ha guidato ogni scelta.Ben poco da dire sulla sezione "cinema"(nomen omen),che comprende sia una mia personale-e frettolosa- cinestoria che,successivamente,soprattutto recensioni di film di prima visione-non mancando le eccezioni.La parte intitolata società non è altro che la sinossi riservata ad articoli di varia umanità,con una corposa percentuale alle politica."Editoriali pirata" era-ed è-un titolo più suggetivo rispetto a "società" ma,ahimè,più esteso.Motivo precipuo di questa "spiegazione",anche a mia (futura) memoria è però,in particolar modo,l'ultima sezione,che avrei voluto intitolare "2008".Infatti, tolti gli ultimi quattro scritti,e con questo cinque,che riguardano la storia del "blog in fieri",tutti gli altri rappresentano,integralmente,la riproposizione di un mio blog,poi interrotto,che ho tenuto nell'autunno di cinque anni fa."Altro(v.e)" è il titolo che ho dato a questa costola; dove l'acronimo v.e-oltre a innestare un gioco di parole con"altro",rappresenta l'abbreviazione di varie ed eventuali.Giacchè,ho imparato,in questi anni, che una delle maggior doti di uno scrittore dev'essere la previdenza.I titoli delle categorie originali a cui appartiene ogni scritto continuano-come può realizzare il lettore non distratto-in fondo a ogni singolo post e,per completezza,nell'archivio:in fondo alla colonna sinistra.E se,dopo tutto,questo intero(e intenso) lavoro di scrittura,che il caso e i tempi hanno voluto far riversare in internet,sia di per sè un promemoria generale non è dato sapere.

19:09 Scritto da bobryder (Webmaster) in Zabrisky river (antefatti 2008) | Link permanente | Commenti (0) | | | |  Facebook

I due modi per combattere la mafia

Ci sono due modi per combattere la mafia:con le parole e con i fatti.Il guaio,per gli estensori del primo metodo,è che spesso,se chiamati ad attuare il combattimento materiale,fattuale,contraddicono quanto fuoriesce dalle loro labbra insipide.In Italia,salvo poche eccezioni,la mafia è combattuta solo con le parole.Anche per questo urge ricordare il sacrificio di Giovanni Falcone,magistrato.Il sacrificio di sua moglie,Francesca Morvillo,Vito Schifani,Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, i tre uomini della scorta.Tutti,in grado diverso,consapevoli di quella che sarebbe stata la loro fine,credo.Giovanni Falcone,sapeva.Innanzitutto perchè capace di far condannare i mafiosi fino al terzo grado di giudizio,in Cassazione,dopo sei anni di maxi-processo.Giovanni Falcone sapeva perchè,uno tra i pochi,aveva combattuto la mafia non con le parole ma con i fatti.Coloro che,invece,avevano,spesso dagli scranni del Parlamento e del Consiglio superiore della Magistratura,dato fondo a tutte la retorica parolaia eimmaginifica,di chi lotta contro la criminalità organizzata col culo al caldo,lo stavano ad osservare,da dietro il loro-comodissimo-buco della serratura.Perchè,pur non potendolo ammettere ufficialmente,quell'uomo-e il suo eroico pool-faceva paura:perchè,da siciliano com'era,aveva deciso,però,di non avere padroni.Solo la legge dello Stato.Molte di quelle leggi,a fatica,furono varate sulla spinta emozionale di gaglioffi atti sanguinari(come quella intitolata a Pio La Torre,un comunista,che introduceva il reato di associazione mafiosa).E,come La Torre,o Libero Grassi che  non volle pagare il pizzo,Giovanni Falcone faceva paura.Bastava guardare una sua intervista,soffermarsi su quello sguardo fermo e deciso,per sapere che non si sarebbe mai arreso,in quella lotta.Gli uomini dello Stato,dentro Istituzioni molto elastiche,si erano invece arresi da tempo immemore,plebiscitariamente,agli interessi contingenti e familistici dei clan:la mafia portava voti,ed era anticomunista,questo poteva bastare,no?Il 23 maggio 1992 è stato-un processo lo dirà-il punto di partenza per una stomachevole trattativa tra Governo italiano e Stato mafioso,vecchie cariatidi imbolsite ma sempre più somiglianti.L'Italia che combatteva la criminalità a parole e che,messa di fronte alla concretezza di quella sfida,arrancava dava il "meglio" di sè:avviluppata in un perfetto contorsionismo,che la rendeva capace di abbandonare anche Paolo Borsellino,che di quella trattativa fu informato,con le reazioni-morali-che era lecito attendersi da un uomo di quella pasta.Così,restata ad osservare,quieta,il martirio,l'Italia della lotta verbale alla mafia,sventolava tutti i suoi timori,appena imperlata dalla sua vergogna storica.Oggi ,più di tutto,vorremmo sapere chi è che avvisò della traferta siciliana del magistrato(allora a capo degli Affari penali,a Roma)rivelando tale segreto e rendendo, di fatto,possibile l'esecuzione.Il cuore nero dello Stato questo non ce lo dirà-nei fatti-pur continuando a sproloquiarci sopra,intorno al 23 maggio e al 19 luglio di ogni primavera/estate.Ma,è nelle cose,quel metodo di lavorare di Giovanni Falcone,quella sua determinazione,è stata presa,certo,da tanti cittadini onesti,con la toga e non.Mentre lo Stato fa quel che sa fare meglio,in questi casi: li lascia soli ma li controlla,li ostacola e li evita, prepara un funerale e un'orazione,inoperoso.Sarebbe bello che,oggi,gli ipocriti tacessero.Invece non lo faranno.Ma è solo rumore di fondo;soltanto rumore di fondo:non ascoltiamolo.Nastri di intercettazioni bruciati,macchine divelte e volate via,processi di santificazione per deputati in odore-qualcosa di più di un tenue olezzo-di concorso esterno in associazione mafiosa.Tutto questo è un ritardante della verità:la rallenta,non la frena.

                                                                                            

17:26 Scritto da bobryder (Webmaster) in Editoriali pirata | Link permanente | Commenti (0) | | | |  Facebook

Le ambizioni sbagliate (la grande bellezza)

Può un film ambizioso,soltanto per questo,essere annoverato come capolavoro? Lo spettatore,di questa Roma contingente piovosa e dell'immaginario-molto/troppo collettivo- di Sorrentino dovrebbe,prima di tutto (ri)chiedersi questo all'uscita dal film.Tutti i migliori film corali(Altman come parametro base) hanno si questa o quella storia che procede per conto suo,ma poi,inopinatamente(vedi i finale grotteschi e simbolici di "Nashville" o dell'andersoniano "Magnolia")si riscatta in un unicum,un filo conduttore.Ancora più facile poteva sembrare l'idea del film-testimone ispirata alla dolce vita felliniana(con la ribalda aggiunta di voce narrante inclusa)con cui "La grande bellezza" ha ben poco da spartire:non la complessità dei personaggi(benchè i tempi invigliacchiti possano tendere a giustificare una serie di figurine mediocri);non il tono da saga(non bastano,a tal proposito,delle mastodontiche e ben girate scene festaiole).Chiarita la differenza tra il modello oggettivo(benchè non dichiarato) e la riproduzione di qualità,le perplessità sono svariate. L'impressione di grandi attori, (quasi) tutti mal utilizzati.Chi scrive si aspettava di più dal Verdone drammatico,chiuso invece in un personaggio che non differisce molto da quello malinconico-fallito di molte sue commedie,anche recentissime.Di più si poteva chiedere,invece,a un ruolo come quello della spogliarellista malata,performato con la consueta professionalità da Sabrina Ferilli,costretta però a inseguire una scrittura che sembra chiederle,nelle inflessioni,nella sfacciata naturalezza,di recitare,più sè stessa che un personaggio potenzialmente suggestivo e rimasto nel bozzolo.Così il film si dipana tra una serie di storie di fallimenti e frasi fatte, che hanno il solo pregio di essere pronunciate da Toni Servillo che,come già accaduto nell'ultimo di Bellocchio perde un poco nel non essere protagonista assoluto,qui occupato per tre quarti del film (quasi due ore!) a sparare sentenze, dare consigli,esercitare l'arte-peraltro apprezzabile del disincanto,e-nonostante tutto ciò- a non far naufragare il film nell'iride opaca delle sue macchiette( il tipo di Buccirosso che sembra preso da uno script dei Vanzina,lo stereotipo del romano cafone gettato dentro lo stereotipo della crisi della spiritualità etc etc).Anche il ridondante presentarsi di musica sacra sembra voler dare un'aurea epica a un'accozzaglia di luoghi comuni,salvati sempre da qualche facile-ma inoppugnabile-verità.Pur assommando tali difetti e tali pretese l'ultimo di Sorrentino risulta più godibile del precedente(This Must be the place).Ma se,lungo tutto il film ascoltiamo cafoni e squillo,intellettuali in crisi già visti mille volte,gentiluomini e principesse(geniale,quella si,la scena della principessa Sonia Gessner,che riascolta nel museo la storia della debacle familiare)parlare del nulla,senza soluzione di continuità  viene in mente un'ultima,basica, considerazione.Quando Servillo-Jep Gambardella dice che nemmeno Flaubert riuscì a scrivere un grande romanzo sul nullla;ecco:possiamo dire che,sullo stesso argomento,Sorrentino è riuscito,invece,a farci un film.Non grande,però,bensì poco più che discreto.

                                                                                                                                 

01:26 Scritto da bobryder (Webmaster) in Bande annonce(a 24fps) | Link permanente | Commenti (1) | | | |  Facebook

Peep show

Nessuno dei clienti,quella sera,poteva dirsi davvero in grado di resistere tutta la notte.Nessuno di quelli che sarebbero sopravvissuti la notte avrebbe poi avuto una buona cera.E 'sti cazzi...però non c'erano i volti abituali e lei-che era sempre la più richiesta-poteva sbadigliare più del solito.Sbadigliare,ora che aveva smesso di fumare.Per smettere di fumare e per morire c'è sempre tempo.Un giorno,sognava,avrebbe comprato un suo locale e fatto la padrona.Ma era davvero quello che voleva?Quella notte tutti i suoi pensieri non erano nè a lei,nè all'uomo(o la donna) dall'altra parte del foro ma solo riordinare le sue idee.Qualcuno,qualcuno sa davvero come si riordina un'idea.Era stanca,e il viaggio sarebbe stato lungo.Era antipatico,banale e odioso ammetterlo ma si sentiva pesante:a cominciare dal fatto che una seconda pesa più di una sesta.A cominciare dal fatto che quel lavoro era la sua vita mentre i viaggi,pur minimi,non lo erano.Mai lo sarebbero stati.

                                                                                  **********

Mai e poi mai.Poi,siccome la vita è fatta di contraddizioni,era partita.Il treno,da quando non prendeva un treno?Forse dal giorno in cui la sorella era morta.Un modo di decidere che le persone sono morte nel tuo cuore.E quando questo accade non le si vede più.Certo,avrebbe potutp prendere il treno,o l'aereo per andare in quella stessa città.Invece preferiva rimanersene là e,se proprio necessario,allora andare in autobus nel paesino vicino.Al campo santo dei genitori.Però-questo se lo chiedeva sempre-come poteva essere,se la sorella era più bella di lei,nettamente,che avesse fatto la vita che aveva fatto.Quando si struccava,o faceva colazione,magari sulla tazza del water-in tutti quei momenti che forse troppo comodamente giudichiamo pause-in realtà era ben altra la domanda che gli si faceva avanti,e con una certa insistenza,quasi una forma atipica di cupidigia.E quella domanda rimaneva senza risposte certe: come mai quella donna piacente,che era la sorella,ma di una bellezza comune e non perfetta era riuscito a soffiargli il ragazzo,anni prima?La domanda gli si ripresentava quando,finchè erano vissuti i genitori,ogni tanto capitava,per caso,di incontrarli a casa loro.Si vergognava ad ammetterlo ma la sua assenza al loro funerale era dovuta alla paura che ci fosse la sorella.Quest'ultima aveva ragionato allo stesso modo e,pure lei,non c'era andata.Gliel'aveva detto un'amica comune.Adesso la sorella diceva che stava male,malissimo e lei,costretta a crederci,non era però costretta ad andarci.Forse non c'era nemmeno il richiamo del sangue in quel ritorno,nè una sorta di doveroso rispetto per questa cosa oscura e impalpabile che è la morte.Forse era solo un voler rispettare,per una volta,il richiamo dei suoi genitori.Avrebbe fatto come volevano.O come avrebbero voluto,che nel seguire un ordine perentorio e certo è davvero la stessa cosa,se lo ripeteva.Non doveva fare altro che fingere di essere addolorata,consapevole che tutto quel suo fingere sarebbe poi risultato indigesto a quella che un tempo definiva "la mia sorellina".Ora c'erano definizioni solo per la pioggia e per il vento,per i giorni che passano annoiati,per le domande risolte,per la sorte dei gatti e dei cani,per i clienti un po' invasivi per diventare amici per gli amici troppo egoisti per diventare compagni di vita.Si era lasciata spegnere dal sonno nel treno.Così al risveglio non potè fare a meno di dirsi che aveva davvero proseguito quel suo sonno,ma con un viaggio onirico tutto speciale:perchè la cittadina era rimasta più immutata che mai,in modo superiore alle sue attese.Se non fosse stato per un paio di negozi di telefonia vicino alla stazione dei treni e per un porno shop,allora quello era l'identico borgo che aveva lasciato,furente,una quindicina d'anni prima.Bussato alla porta dell'ex sorella trovò un amico del padre,un uomo piccolo e insignificante,che la squadrò da capo a piedi come se dalla sua misura di reggiseno dipendessero i destini del mondo.Qui non sono abituati ai ritocchi di chirurgia estetica,evidentemente,si disse.Quante volte l'ironia l'aveva salvata,e continuava a salvarla? Faceva fatica davvero a contarle,anche perchè non aveva nessuna voglia di lasciarsi andare a una simile contabilità.Sarebbe stato come passare dall'ironia al dileggio spinto della sua vita.L'uomo usciva dalla casa.Le venne incontro lei.

"Siediti.Siediti e calmati."

"Per dirmi cosa?"

"Io ti conosco e.."

"Un'affermazione ardita ,Samà".E si pentì subito di averla chiamata per nome,di averla riconosciuta come essere umano.Di certe cose ti penti sempre,anche se non puoi porvi rimedio alcuno.E' più forte di te.

"Ti saresti incazzata come una belva"

"I malati non dicono parolacce,i malati soffrono"

"Infatti"

"Quindi?"

"Quindi mio marito sta crepando come un cane.Quindi ci servono i soldi.Quindi mia sorella ce li ha."

"Bastano appena a me"

"Dalle tue parti si guadagna bene"

"Dalle mie parti le sorelle non scopano i ragazzi delle altre"

"Dalle tue parti si guadagna bene"ripetè Samantha, questa volta soffermandosi sulla parola guadagna

"E' strano"

"Cioè"

"E' strano:se qualcuno leggesse o ascoltasse questo dialogo capirebbe subito,da come ti sente pronunciare le parole,il mio lavoro.O perlomeno avrebbe un buon margine di probabilità"

"La tua professione...senti,è solo un prestito"

"Sai,venendo qua pensavo che la domanda più urgente che dovevo farmi fosse:perchè lui mi ha lasciato per una donna insignificante? Poi mi sono detto che in realtà ti volevo solo domandare perchè hai fatto quell'infamata?Ma erano tutti interrogativi oziosi.Vabbè..'sti cazzi.La domanda era-quella che meritava e merita una risposta-lui che fine ha fatto?"

"Mi piacerebbe dirti che lui è diventato mio marito,così la tua coscienza si roderebbe,o forse si impietosirebbe.Un vero amore vale sempre più di una sorella"

"Quindi?"

"Dov'è?"

"Se preferisci."

"Pensavo che fossi venuta per aiutarmi"

"Stai benissimo"

"Lui aveva torto a dire:"quella puttana di tua sorella avrà pure un cuore".Anzi:l'epiteto ce l'ho messo io,lui non sarebbe arrivato a tanto.E' troppo occupato a morire"

"E io a sopravvivere".Suonava male.Come una richiesta di perdono.

"Sei una puttana!Una puttana.Una zoccola.".Per motivi imperscrutabili Samantha pronunciò urlando solo il primo insulto.Poi si adagiò a sedere,giacchè,nonostante l'invito,erano rimaste entrambe a conversare in piedi,fino a quel momento.

Dopo la prima invettiva,infatti,Elena le aveva voltato le spalle.Aveva abbandonato per sempre la casa delle sue estati magiche,e dei suoi amori dimenticati,perchè non erano amori ma cotte di una settimana(allora,perchè ne parli,Elena?)o pensieri svagati alla fine di ogni considerazione, quando la praticità è solo una possibilità in più.Diretta verso la stazione fu fermata da un leggero tocco alla sua borsa.Si girò.C'era un uomo della sua età.

"No?"

"No"disse lei mentendo ma fermando il suo incedere.

"Mi hai fatto perdere due scommesse,non una:due"

"Prego?"E'invechiato male,pensò Elena consolandosi solo per un attimo.L'attimo che precede la rabbia,il rancore.

"Capita,capita"

"Devo andarmene" e questa volta fece per avviarsi ma l'uomo riprese a parlare

"La prima scommessa è che lei diceva che avrei dovuto chiedertelo io.Io dicevo di no.Avrà pure qualche significato l'essere sorelle,o no"?

"No.Non tra noi due"

"Ma lì,alla fine,ho solo voluto fare il sentimentale,quello che crede nei legami familiari.Forse neanch'io..."

"Beh...?"

"Ci pensi mai a com'è finita?"

"Tra chi'"

"E tra chi?Ecco,io non ci penso mai.Ogni tanto mi soffermo su come è iniziata,su come è andata.Meglio,no?Perchè complicarsi la vita con pensieri inutili?"

"Addio,addio"

"C'è però la seconda scommessa.Lei diceva: "E'ancora una strafiga.Io non ero d'accordo.Si invecchia.Invecchiamo tutti."Ma Elena stava proseguendo per conto suo,dandogli le spalle

                                                                                        ****

Le mance erano state generose,quella sera.Solo Lady G.,sembrava dare problemi.Quelle ragazze non volevano capire che non basta essere gnocche per fare quello che facevano.Ci voleva disciplina.Per chi non capiva che la loro era un'arte,la porta era sempre a disposizione.Aveva,sorprendentemente,tirato fuori il suo istinto materno,nel spiegare alla ragazza che ubriacarsi prima dello spettacolo è da considerarsi molto disdicevole.Così quella,nel giro di una settimana,era passata a farsi di coca.Ma non le era piacuto/a:a ognuno il suo vizio.Adesso sembrava redenta e,a tratti,le ricordava lei stessa pochi mesi prima.

"Brava,cocca,brava"fu tutto quello che le disse.Doveva subito chiudersi nell'ufficio.Sentì un coro intonare "Sister Ely",ossessivamente.Per un attimo,infinit,fu tentata di ripensarsi là,sul palco,o spiata da un foro,forse con un po' di immaginazione addirittura intorno al palo della lap.Le voci insistevano.

"Ragazzi,ragazzi,lo sapete,io ho smesso"e lanciando baci tornò da dove era venuta.Adesso passava ore e ore nel suo ufficio.Era là che aveva curato le sbornie di Lady g,e se questo fosse un racconto patetico-sentimentale diremmo che lo fece solo perchè presto avrebbe rimpianto di non avere una figlia,anche se una figlia se la voleva immaginare diversa,così come avevano fatto i suoi a suo tempo.La realtà era che la ragazza le alzava bei soldi.Le aveva insegnato tutto.Ogni singola mossa.Come dimenticare la presenza del cliente,pur non ignorandolo.E adesso ne coglieva i frutti.Tutto costa.Tutti ti giudicano solo per quel che hai,non diceva così pure sua nonna,sempre?Presto le smagliature sarebbero aumentate e lei avrebbe riso del suo invecchiare:il seno rifatto sarebbe diventata un'esperienza di vita,come il dente del giudizio o l'appendicite,potrebbero capitare ma se non vengono sarebbe meglio.Erano finiti i tempi delle sveltine negli hotel del centro o delle vomitate suntuose nei cessi di piccoli locali decadenti e cadenti.Adesso il pubblico cominciava,sera dopo sera,a gridare il nome di Lady G.Che fuori dal circo della notte si chiamava Samantha.Questo pensiero,quasi addormentata sulla scrivania,le fece allungare la mano verso il libretto degli assegni.Mentre firmava si rese conto che sapere se questi altri soldi sarebbero serviti per tenere in vita l'amante o un cognato qualsiasi non gli fregava più niente.Mentre Lady G.stava per sognare,danzando,di essere come la sua datrice,questa sognava il viaggio che vi abbiamo raccontato.."Riuscirò mai a diventare più cattiva di così?" disse,farfugliando nel sonno.Senza sapere mai se quella sua considerazione fosse presa dalla fantasia onirica o dal dormiveglia.Fu allora che il pubblico riprese a gridare "Sister Ely,Sister Ely",poco prima dell'alba.

00:38 Scritto da bobryder (Webmaster) in Pezzi di hamburger nascosti nelle tasche | Link permanente | Commenti (0) | | | |  Facebook

21/05/2013

Ebrei organizzati

L'alba era lì e non si muoveva.Tu la stavi a guardare per ore e lei era lì.Perchè quelle non erano ore ma minuti.La notizia che aspettava doveva essere quella decisiva.E una notizia decisiva,nelle sue condizioni,la si attende soltanto parlando con una finestra.Non rimpiangeva certo il periodo precedente,ma gli sembrava,almeno,avesse un senso,per quanto incongruo.Era sotterrato da diciotto mesi in quella specie di vigliacca forza di gravità che è un'ospedale.Stoico,o forse incosciente,guardava quel mattino nell'unico modo che sapeva:non pensandoci.Erano solo le luci,appena ingentilite da un novembre color della neve,a farlo cadere in uno stato che,se non era catatonico era certamente innaturale.Da mesi era là da solo perchè il suo compagno di stanza non aveva saputo fare di meglio che impiccarsi.Allora,forse per scaramanzia,quella stanza non era più stata assegnata,neanche per idea.Era rimasto sul punto di domandare ai medici il perchè ma,fondamentalmente,già se ne era dimenticato.Quando ancora non era stecchito l'ebreo passava tutto il tempo a dissimulare la sua paura.Girava voce-e poi lui stesso glielo confermò-che la sua infezione allergica era molto più grave e consolidata.Insomma,se fosse stata un'espressione ancora in voga,avrebbe detto:ha un piede nella fossa.Ma si sbagliava:ne aveva due.Solo l'arrivo serale dell'infermiera,per giocare a dama,pareva risollevarlo dal suo torpore.Il compagno si curava allora di chiudere coscienziosamente gli occhi e,per lungo tempo,andò a sentire non più la pigra premessa a sogni enfatici o grossolani(quella premessa era il silenzio,interrotto solo dal suo respiro) bensì il movimento imperscrutabile di una pedina sul tavolo da gioco.L'ebreo vinceva spesso e il suo inquilino di degenza asseriva che Anna,la baldanzosa infermiera russa,lo facesse vincere.Questa congettura sarebbe stata sicuramente vera se solo,per confermarla,lui avesse assistito alle partite fino alla loro conclusione.D'altronde l'ebreo era un tipo che parlava poco ma leggeva molto.Presto cominciò a regalargli alcuni dei suoi libri,edizioni economiche,ma l'altro rifiutava sempre,con un lento gesto del capo.Amava leggere soprattutto la Plath,e quello offriva,in edizioni sempre diverse,a volte anche in lingua originale.E sempre si vedeva replicare con quel cenno quasi invisibile della testa.L'ebreo in quel rifiuto,a volte accompagnato da un mezzo sorriso,intuiva qualcosa di sbagliato e finì per prendere il compagno di stanza per una persona timida.E che i due protagonisti di questa vicenda debbano poi restare anonimi sembrerebbe avvalorare quest'ultima ipotesi.Quando l'ebreo non leggeva o offriva libri,allora dormiva.L'altro,invece,spesso se ne usciva a parlare in corridoio con Anna.Ben presto li videro tutti presi da una sorta di complicità.Il degente le raccontava alcune barzellette e lei rideva ad ognuna nello stesso modo,come in una piece.A volte,verso sera,prima che Anna andasse a giocare a dama con l'ebreo,il loro tono si faceva più mansueto e i volti,pur restando solari,smettevano di sorridere.Quando qualcuno li avvicinava interrompevano ogni discorso,anche il più faceto.Lei era una ragazza molto riservata,pensava.Si addormentava,teso ad occupare il tempo,pensando che l'ultima pedina mossa fosse stata opera della donna.Non voleva sognarla ma ogni giorno che passsava i loro dialoghi diventavano più intensi.Una domenica,poco prima dell'arrivo di Anna,il degente lungimirante, quello che non giocava a dama,si sentì una voce alle spalle."E...loro?".Come spiegò dopo l'ebreo,con voce tremolante,alludeva ai suoi libri."Testi preziosi.Sono solo al mondo.Non ho nessuno.Per questo,allora,soffro."Citava titoli in continuazione,e di alcuni di questi l'altro aveva pure sentito parlare,e in taluni casi letti."E...loro che fine faranno?"ripetè l'ebreo.Il compagno di stanza gli mise una mano sulla spalla e disse:"Siamo nelle mani di Dio".

L'alba era un modo per dire:arriviamo presto, ti togliamo il pensiero.E infatti,alle sette in punto,il medico entrò.All'inizio non lo riconobbe.Si chiese soltanto perchè non ci fosse pure Anna.Era molto giovane e con un po' di barba("Si è dimenticato di farsi la barba"pensò il paziente")Aveva un fare affannato,come chi debba dare delle notizie puntuali ed essenziali,ma aspetta ancora un attimo per farlo,senza nessun motivo concreto.Non poteva neppue dirsi che fosse,dalla fisiognomica,uno che voleva esercitare il potere,ma ogni uomo,e ogni volto,pensava il degente,ha la sua contraddizione."Ho due notizie: una buona e una cattiva.In quelle condizioni di ansia stoica il malato sembrava,come dentro dei flash,ricordare un riverbero di serenità solo ripensando alla figura smunta e piagnucolante dell'ebreo.Ancora pensava a lui mentre il medico cominciava a parlare:"Ascolti:quella buona è che dalle ultime analisi lei risulta sano come un pesce,la cura ha dato i suoi frutti.Forse addirittura si potrà evitare l'operazione.Ma questo-aggiunse con tono solenne-questo non riguarda più noi altri".Il malato lo guardava come si guarderebbe un pazzo.E questa definizione fu avvalorata da un doppio battito di mani che il medico fece mentre si avvicinava al letto,lentamente:e veniamo al secondo punto..ah,si:la notizia cattiva:

"Noi sappiamo chi è lei.Noi sappiamo cosa ha fatto.Noi sappiamo il suo vero nome e dove vive ora.Noi sappiamo,a questo punto,che non le è servita a un bel niente la plastica facciale.D'altronde non era quella la sua specialità.Noi sappiamo,infatti,che lei è un gerarca nazista.E sappiamo pure delle sue scorribande notturne con la nostra infermiera capo".Poi,come per riscontrare l'effetto nell'uditore,del suo discorso,cominciò a guardarsi le unghie e aggiunse,tiepidamente:"Noi sappiamo quello che c'è da sapere e,per sua sfortuna,abbiamo pure le prove.Ok?"E senza aspettare risposta assentì:sembrava davvero eccitato.Il gerarca,invece,pensava:sta bluffando.E poi,come preso da un tenue raptus,giocoso,inerme cominciò a blaterare parole su parole,ma solamente nella sua mente.Se quello non stava bluffando allora...

"Io...lei..."fu tutto quello che riuscì a pronunciare

"Naturalmente-proseguì il medico-per riuscire nell'impresa avevamo bisogno di alcuni complici.Ma non è stato difficile davanti a molti pezzi da mille corrompere alcuni suoi parenti o conoscenti.Perchè lei non ha amici,direi che non se li meriterebbe,comunque.E di fronte ad alcuni pezzi da mille sono caracollati.Evidentemente l'avidità è comune al genere umano,e non solo a noi ebrei,come ci avete sempre attribuito.(e dicendo questo non potè fare a meno di sorridere).Però,perchè la nostra opera non fosse pura improvvisazione,avevamo bisogno di qualche alleato,se ci passi-credo sia più appropriato darti del Tu,visto che i nostri rapporti si vanno...evolvendo- il termine,perfino QUI.E da quel punto a far girare la voce che fosse stata coinvolta,anni fa,in un caso di avvelenamento farmacologico di un paziente,c'è voluto-e così dicendo schioccò le dita,per poi girarsi  con una piroetta verso l'entrata:"Anna,tesoro,mon amie,puoi entrare"

La ragazza,vestita in borghese guardò prima il primario e poi il nazi:
"Che cazzo ne facciamo,ora, di questo figlio di puttana?"

"Purtroppo,Anna,hai ragione su una cosa e torto su un altra.Il nostro caro nemico nazista è davvero un figlio di puttana,non c'è dubbio.Ma sul fatto che dobbiamo farne qualcosa noi ce ne passa."

"Eh?E..."

"Prima della tua sfavillante entrata stavo appunto dicendo al nostro miglior degente,ex gerarca nazista,molto nazi e poco ex..ecco gli stavo comunicando,un po' sommariamente, che ora la sua sorte non è più compito nostro,ci penseranno quelli del servizio"

"A noi spettava solo stanarlo,quindi"

"Questi erano i patti,mia dolce nurse".

 "Sarò torturato?" disse il nazista

"Mi auguro di si ma non sarò io a poterlo fare,comunque".

"Tutto qui?"

"No,c'è un'ultima cosa:noi sapevamo pure che lei era un osso duro e che,una volta qui dentro,se ne sarebbe scappato,perchè le pezze d'appoggio non le mancano e poi-diciamolo francamente-qui s'annoiava.Così le abbiamo creato un diversivo.Non era facile, ci voleva un uomo che,a differenza mia o di quelli della nurserie,avesse davvero un volto che lei potesse ricondurre a quello di un ebreo.E forse non ce l'avrei fatta se non ce lo avessi,spesso,anche se meno che in passato,davanti agli occhi:nazi,le presento mio padre."

Fu Anna con un colpo di karate ad impedire che il gerarca affondasse le mani sul collo dell'ebreo.Lo colpì alla gola.Da terra quello,però,gridava più per quella imprevista apparizione che per il dolore sotto al gozzo.

"Hai visto,nazi,che brava la nostra infermierina?Non solo riesce a inscenare in modo e-sem-pla-re una finta impiaccagione spacciandotela per una vera eutanasia ma(e qui mimò un applauso)perfino a fingere di provare compassione per un rottame come te.E per questo,credimi,ci vuole talento".

Il nazi mugolava.L'ebreo lo guardava con severità.

"No..non.."

"No,cosa,animale?"disse il medico

"Non c'è nulla di vero in questa storia,nulla?"

L'ebreo uscì un attimo dalla stanza e rientrò con due valigie.Le aprì.Il nazi stava ancora per terra.Anna vigilava.Apertele,ne tirò fuori almeno una ventina di volumi.

"Ecco,cosa c'è di vero.Questi libri,che io salvai bambino da una cantina berlinese.Questi volumi che,fin dal 1933,voi cominciaste a bruciare:Brecht e Rosa Luxemburg,Majakovskij e Alfred Doblin e..."

"Ora è il momento di andare,ragazzi,lasciamo solo questo verme."

"Aspetta,figliolo, devo solo ricordare allla camicia bruna in questione che questi libri vivranno sempre mentre lui creperà in questa clinica perduta.Buon proseguimento".E prima di andarsene gettò una corda da impiccato lacera sul viso del nazi.C'è chi giura di aver sentito l'ebreo anche declamare questi versi,ultimo a chiudersi la porta dietro,rientrante nel mondo dei vivi.

"Non servi, non servi più,
O nera scarpa, tu
In cui trent’anni ho vissuto
Come un piede, grama e bianca,
Trattenendo respiro e starnuto.

Papà, ammazzarti avrei dovuto.
Ma tu sei morto prima che io
Ci riuscissi, tu greve marmo, sacco pieno di Dio,
Statua orrenda dal grigio alluce
Grosso come una foca di Frisco"

(Sylvia Plath, "Daddy")

Il rogo

Brecht

"Daddy";poesia integrale

02:43 Scritto da bobryder (Webmaster) in Pezzi di hamburger nascosti nelle tasche | Link permanente | Commenti (0) | | | |  Facebook

19/05/2013

Schizzati dal Giappone (confessions)

La farfalla nel mirino è servita:cento minuti,poderosi,per dirci che è là,in questo film in Italia mal distribuito(ma davvero ce la meriteremmo una meno claustrofobica espansione di certi titoli,non americani,non italioti?).E' "Confessions",il melodramma che diventa splatter,per poi ripiombare sul melodramma.Una sorta di Old Boy senza tare sadiche o infiltrazioni da b movie.Essenziale-e romanzata,perchè tratta da un cartaceo- il capolavoro di Nakashima Tetsuya.Sublime; lui e la sua regia disarcionata da quasi tutto quello che eravamo abituati fin qui a vedere,come un camion che porta a rimorchio pietre,e le trasforma in diamanti.Rinfrancati(mal comune mezzo gaudio) da un coacerbo di liceali degni dei peggiori scolastici u.s.a,scatenati,oziosi,genialmente malefici.Ogni inquadratura, quindi si fa poesia.Con tutto l'impegno possibile dei nostri occhi(sguardi) abbastanza giovani,si fa fatica a trovare un interprete non all'altezza.La mancanza di celebrità asiatiche da a questo lavoro un impatto ancora più dirimente e spontaneo.Con una sceneggiatura che non lascia un attimo di respiro,pur prendendosi esorbitanti pause,che ci sembrano tutte incastrate,e dedite,alla causa filmica.Chi l'ha visto(pochissimi),chi lo vedrà(pochi,confidando nel mercato dvd)non lo dimenticherà tanto facilmente.Non dimenticherà l'insegnante Moriguchi, i suoi monologhi/soliloqui,il suo carisma recitativo(in buona compagnia,lo si è detto).E chiunque non ha gli occhi coperti da pregiudizio o assuefazione(in genere è sempre alla meschinità che si è assuefatti) dovrà per forza asserire che certi film sanno osare.Oh,si.E la storia di questi ragazzini cinici e malin-comici ha certo fatto paura a quelli degli Oscar,che non l'hanno inserito nella cinquina finale.Ditemi voi qual'è il mondo dove i pugni nello stomaco vengono premiati.Non certo quello del mainstream,a cui certo questo capolavoro chimico e pazzesco non appartiene.

                                                                                                           

23:26 Scritto da bobryder (Webmaster) in Bande annonce(a 24fps) | Link permanente | Commenti (0) | | | |  Facebook

Intanto saggezza

Sono le brave ragazze che salvano il mondo

e quelle cattive a renderlo vivibile

ma se qualcuno mi dicesse

che è l'arte a salvarla e a renderla vivibile,

allora gli stringerei la mano

lo chiamerei fratello

02:41 Scritto da bobryder (Webmaster) in Motel Locusta | Link permanente | Commenti (0) | | | |  Facebook

16/05/2013

Pornoaborto

Il medico si chiamava Wally.Era lui a gestire le interruzioni di gravidanza là,a due passi da Hollywood,per le pornostar più conosciute.Il più delle volte interveniva al secondo mese,ma non erano esclusi interventi di donne e ragazze già giunte all'ottavo mese.Wally era un amico per tutte le star e l'accesso ai set non gli era mai pregiudicato.Come se gliene fosse fragato qualcosa.Lui viveva a due passi da Beverly Hills e,presto,si sarebbe trasferito a Miami.A quasi ottant'anni poteva pure decidere di fermarsi,dire stop, farla finita,godersi tutti quei soldi,in barba ai moralisti.Sapeva di suoi colleghi che si erano suicidati o che avevano incubi profondi e cocenti in cui sognavano feti.Lui era tranquillo.Certo,avrebbe lasciato pure la sua cattadra universitaria.Un altro avrebbe ammazzato al posto suo.Ne aveva piene le palle di ragazze capricciose in crisi d'identità,spesso piangenti che,per non smettere di lavorare,intasavano il suo studio.Vero è che Wally quei soldi non li aveva mai visti in tutta la sua vita.Fu un suo collega di Monterey a fargli presente quel giro.A Los Angeles "era pieno di stronze" che si mettono nei guai.Wally aveva fatto finta di non capire e poi aveva fatto un paio di telefonate.Da llora erano passati trent'anni:diradando le apparizioni universitarie e abbandonando ben presto il posto all'ospedale, si era concentrato n quel lavoro.In una trentina d'anni aveva fatto fuori circa cinquecentosettanta futuri uominie donne.Il mercato del porno doveva ringraziarlo se davvero andava avanti.Eranoo ben poche quelle che stavano attente.Ora: è risaputo che nei film porno l'utilizzo del condom non è gradito in quanto fa cadere,per così dire, le attenzioni degli spettatori era pur vero che tutti gli altri metodi anticoncezionali davano dei problemi,e spesso qualcuno(registi,produttori) chiudevano un occhio,o le ragazze facevano di testa loro.Ma questi,in fondo,non erano problemi di Wally,davvero per nulla.A lui spettava solo contare i soldi,e rendendosi conto che erano tanti,cercava i canali per contarne altri.Non erano rari i casi in cui delle ragazze tornavano da lui,per una seconda o una terza volta.

"Dimmi,Lisa" "Come,non sai?".Ecco,le conversazioni con sua moglie sovente finivano con quell'interogativo.Conducevano vite separate,perchè il divorzio non serviva a nessuno dei due.Certo è che quelle interurbane da Miami lo stordivano.In genere lo chiamava per dirgli che i suoi due figli( Eva e Rod) stavano per andare a trovarlo o-peggio-che erano passati da lei.I soldi,pensava Wally,non bastavano mai.I soldi.Le morti altrui andavano ok,si diceva.Era un cinico? Ehi,ma questo spetta al lettore deciderlo,non al narratore.Andando avanti troviamo Wally con un ombrello che accoglie nel giardino di casa la sua prima cliente.Solo lui e la ragazza,Sara.Nel primo incontro si spiegava il tutto,nel secondo si agiva,alla sola presenza sua.Non c'erano testimoni.Non voleva spartire con nessuno.Così,pur non facendo incubi,alle volte sognava Sara,alle volte ricordava com'era senza barba e quando scopava ancora con sua moglie.Non era raro che qualche attrice del giro si offrisse di pagarlo in natura.La risposta era stata sempre no; tranne in due casi.Lo aveva fatto per noia? O forse solo per vendetta,perchè le disprezzava? Mica lo aveva ancora capito.Presto avrebbe fatto le valige e tutta quella storia sarebbe finita, forse l'assassino avrebbe capito anche come riprendere un  rapporto dignitoso con la consorte.Un rapporto basato non più sul sesso ma solamente sulla stima.Sulla sopportazione.E, se un giorno avesse trovato disdicevole quanto faceva,allora Wally,l'assassino,quello che i produttori chiamavano "quello che ci salva il culo"le avrebbe pure parlato di come usava.Wally rideva spesso (e se fosse un sadico? ma vale quanto detto prima) quando aveva letto su un giornale italiano che una donna di 28 anni aveva praticato un aborto clandestino con un attaccapanni di ferro.Si toccava la barba e si diceva che,in fondo,i primi tempi erano duri pure per lui, e quanto sangue aveva visto sgorgare, e quante urla!(l'insonorizzazione della sala sarebbe arrivata dopo,insieme alla protezione di certi pezzi grossi del comune).Ma il peggio che poteva capitargli era trovarsi di fronte a qualche collega disposto a credere che lui volesse ascoltarlo piangersi addosso,pentirsi,frignare alazando la voce e dire che la voleva smettere.Costui era Edermann,l'ebreo,quello che non trovava di meglio che raccontargli i suoi incubi.Ma ora Edermann era diventato un produttore di una picccola tivvù indipendente,così si diceva.E chi erano,invece,i veri amici di Wally?Erano,benchè all'inzio lui sfuggisse quelle frequentazioni,i porno produttori,raramente le ragazze.Erano contatti telefonici,in cui lui era il consigliere medico,non solo per gli aborti,non solo,da bravo repubblicano,per questioni di concessioni ma tanto così per parlare.Lui,invece,non chiedeva mai niente.Fin da piccolo aveva imparato a sbrigarsela da solo.Non era mica uno spaccapalle come ERdermann o uno di quei medici coscienziosi che fanno obiezione e poi,comodamente,nelle loro cliniche private,fanno zampillare emoglobina dagli uteri come in un un film splatter.Wally era contento di sè; semmai l'unico aspetto che non lo convinceva,e non poteva convincerlo,della sua vita era non aver trovato una donna pratica come lui.Sua moglie,per quel che ne sapeva,era ricca di famiglia,e su questo si era beata,poi dopo la nascita di Rod aveva fatto capire che quella vita di cene e simposi non faceva più per lei.Fu allora che nacque Eva:decisero così di soprassedere:erano diciannove anni che soprassedevano.

Così Wally si distrae ridendo e scherzando coi producer,magari facendo finta di fare la corte a qualche star,giocando a ridersela del mondo,aspettando la pensione.E' contento,ora,perchè nessuno gli rompe,e anche i figli,da qualche mese,hanno smesso di batter cassa.Quando la sua voce irrompe nella cornetta sembra una prolusione dolente di chi vuole solo dormire per i prossimi mille anni.Però,essendo un duro(almeno secondo lo stereotipo holliwoodiano)si svaga,e spesso raccconta barzellette sulle donne che abortiscono,come quella di Sally,la sua preferita:Due amici di mezza età s'incontrano e dopo i primi convenevoli uno chiede: "Come sta tua figlia Sally? Ha già 20 anni, vero?". "Gia', gia'! Da un po' di tempo si è messa in testa di fare l'attrice ed è andata a Hollywood in cerca di lavoro...". "Ah... e ha già fatto parti?". "No! Per ora solo 2 aborti...".Chi gliel'aveva raccontata? Forse Susie, quella biondina o...Squillo del telefono a interrompere ogni pensiero e ogni gesto.Wally lo sa.La voce dall'altra parte pure.Scoppiano a ridere.La ragazza-dice la voce dall'altro capo.arriverà domani in città.Wally le sistema un incontro tra tre giorni alle 11.Come si chiama?Dory Star?Sempre più strani questi nomi.La mattina è la classica mattina del sogno americano.Mancano soltanto i cereali sul tavolo,la giornata è permeata da un odore di buone intenzioni che è lo stesso dell'aria.Se non si respirasse,sembra dire il clima,sarebbe davvero la stessa cosa.Il tavolo è pronto.Il campanello squilla.Wally è orgoglioso di non aver mai concesso alla sua pigrizia la prsenza di una domestica fissa.Ne basta una in villa,là non serve.Bravo,si dice.Batte le manii;ride,poi si ferma come uno che abbia avuto un ictus:"Non arriverò a seicento omicidi".Adesso,pensa,resta solo da aprire la porta e poi fare i bagagli.Perchè per lui creare aborti è come aprire una porta.Se qualcuno lo chiamase omicida prima gli offrirebbe un caffè e poi lo ammazzerebbe a pedate.Quand'è l'ultima volta che ha fatto a botte?C'è davvero stato un momento in cui ha concesso qualcosa di più di una parolaccia all'impulsività?In fondo la storia di Sara e poi di tutte le altre,fino a Dory Star non lo riguarda.E per il fatto che si trova lì ad Hollywood lo riguarda ancora meno.Cosa gli ha detto il producer? Otto mesi.Beh,una così stronza se lo merita.Il sarcasmo accompagna così Wally fino all'entrata.Sarà ancora una volta il taglio della colonna vertebrale del neonato,e poi,con il feto ridotto a brandelli,penserà a dove ficcarlo.Qualcuno ha visto una scatola di scarpe?E quando apre non c'è Dory Star ma Eva.Questa volta non è venuta a chiedere soldi ma a portarne.

(il link sottostante è un apporto al racconto-soprattutto in funzione esplicativa del vocabolo in questione-ma non ne ha rappresentato la fonte ispiratrice) ;

spinning

03:33 Scritto da bobryder (Webmaster) in Pezzi di hamburger nascosti nelle tasche | Link permanente | Commenti (0) | | | |  Facebook

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